Stasera, quando un ragazzo di Rimini ha postato la notizia sul gruppo dei supporters della squadra romagnola, ho avuto una sensazione di vuoto. Questo sito racconta “amore e odio” del baseball di Parma, talvolta delle nazionali, ma mostra una smaccata predilezione, è ovvio, per squadre, giocatori, dirigenti, di questa città. Che amo, dopo la mia famiglia, più di qualsiasi altra cosa al mondo. Ma i sentimenti, spesso, fanno giri strani. Oltretutto, stiamo parlando di un personaggio che ha scritto a lettere cubitali la storia di uno sport in Italia che non è che molti altri dimostrano di amare come lui. Potevi essere d’accordo o in disaccordo con Cesare, detto “Rino”, Zangheri, ma era impossibile non amarlo. Da piccolo, da giovane, avevo una certa soggezione nei suoi confronti. Un omone tutto d’un pezzo che dominava non solo il parterre, dove era solito apostrofare, ma in modo simpatico, arbitri, avversari e anche gli stessi suoi giocatori, con quel divenuto celebre “Somariii”, che tutti portiamo nel cuore. Da appassionato, da giocatore, tecnico, tifoso, giornalista, Rino Zangheri era il presidente di “loro”, della squadra da battere, forse più del Nettuno. Una squadra fortissima, della quale forse a Parma abbiamo avuto un timore reverenziale a volte anche eccessivo. Tanto che molte sconfitte del Parma con il Rimini, parliamo degli anni d’oro, sono state decisamente più “mentali” che tecniche. Alla base c’era questo personaggio, che era si un avversario, ma era più che altro un’istituzione. Come Notari, come Beneck, come Roberto Bianchi, Ruggero Bagialemani o Paolo Ceccaroli, come Silvano Ambrosioni, Alberto De Carolis, Giampiero Faraone, Giorgio Castelli o Stefano Manzini. Giusto per citarne alcuni, chiedendo umilmente scusa a tutti gli altri che meriterebbero uguale citazione.

I miei ricordi…beh, sono tutti divertenti: da quando al torneo di Rimini non si aspettava altro che lui partisse per l’Africa o per le vacanze, per giocare le finali (ma non solo…) sul campo grande…e Antolini che supplicava di non fare danni, se no…

Poi una sera, ero addetto stampa del Parma, eravamo a Rimini in una partita dei Play-off, parterre sempre molto frequentato. In una pausa della radiocronaca, mi alzo, faccio due passi e cerco una sigaretta. La chiedo a Zangheri, con buon spregio del “pericolo”, considerato che fossimo in un momento chiave della partita e della stagione. Mi guarda serio e mi fa: “Ma tu sei di Parma, non so se te la posso dare!” Poi mi sorride, mi porge la sigaretta e mi dice: “Mi raccomando…”

Passa qualche anno, teatro sempre lo stadio di Rimini, manca un’oretta buona ad una delle innumerevoli sfide con la sua squadra. Non ricordo se fossi in veste di addetto stampa, di giornalista o semplice tifoso/fratello/amico o quello che volete, insomma, nell’ingannare il tempo che ci separa dal play ball sono allo splendido bar dello stadio con vista campo dopo aver mangiato, scherzo, a distanza, con Gianluca Giani, team manager del Rimini e amico, che è in quel momento seduto al tavolo con il “pres”, davanti ad una pizza fumante. Zangheri se ne accorge, mi guarda e, con la mano destra mi fa cenno di avvicinarmi: “Tu chi sei?”, mi chiede, senza tradire la minima emozione. “Eh, piacere, Matteo Desimoni” e gli porgo la mano. “Siediti!” “Bella squadra il Parma, ma dovete comprare degli oriundi, non potete vincere così!” E poi, ancora “Sei il fratello di Desimoni? Bravino, eh? Ma digli di venire a Rimini, che lo facciamo stare bene!” Finalmente sorride e possiamo scherzare. Il bello è stato che l’anno dopo mio fratello a Rimini c’è andato davvero, per altri motivi, ma quando ci siamo re-incontrati abbiamo ricordato proprio quell’espisodio. Mio fratello, fuori da Parma sarebbe potuto andare solo al Rimini. E credo si sia trovato bene, anzi, ne sono sicuro. Per me era strano, perché dovevo tifargli contro e non era facile, oltretutto, in quei due anni, oltre a lui, c’era mezzo Parma a Rimini. Ma solo Zangheri avrebbe potuto accettare di prendere un giocatore, ben sapendo che sarebbe stato per due soli anni, pagarlo e pagare il prestito al Parma. Solo una grande persona, solo un grande amante del baseball poteva farlo. E solo Stefano, qui lo dico, non solo con affetto, ma anche con un po’ di orgoglio, sarebbe potuto essere accettato la, come uno di loro. Perché alla fine, nel baseball, in qualsiasi squadra tu giochi, fai sempre parte della stessa famiglia. E a questo proposito, Rino Zangheri era uno dei maggiori interpreti. Persona istrionica, fumantina, memorabili i suoi improperi, che sono divenuti anche slogan, nel circoletto degli addetti ai lavori, ma anche dal cuore buono, dalla classe ineguagliabile. I suoi rapporti con De Carolis del Nettuno, con Notari, con Fraccari, potrebbero essere assimilati a quelli che nel calcio intercorrevano tra i Boniperti e i Viola, per citare due personaggi degli anni ’80. Gli anni nei quali il baseball riempiva gli stadi, anni nei quali, a poche ore da una drammatica gara-7 di finale scudetto tra Rimini e Grosseto, il presidente Zangheri doveva intervenire in una radio privata per pregare i riminesi di starsene a casa e ascoltare la partita alla radio, perché, vista l’affluenza, ci sarebbero potuti essere problemi di ordine pubblico.

Ciao “Pres”, che la terra ti sia lieve…Ci vediamo da Dante! Noi, qui, nel frattempo, saremo tutti un po’ più…”Somari”

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