Il girone di andata ha superato la sua metà e le gerarchie iniziano a delinearsi: come prevedibile, le prime quattro si stanno, chi più chi meno, staccando dalle altre tre, scavando quel solco che gli addetti ai lavori giù indicavano prima dell’inizio della stagione. Il nostro Parmaclima, dopo aver agevolmente superato il Godo all’esordio e diviso la posta con il San Marino, in una doppia sfida che sarebbe potuta terminare anche con due vittorie, così come con due sconfitte, è incappato in due battute di arresto contro i campioni d’Italia della Fortitudo Bologna e ha successivamente regolato, non senza faticare, il Redipuglia, issandosi così al secondo posto in solitario a pochi giorni dal doppio confronto dello “Steno Borghese” con il tanto chiacchierato Nettuno Baseball City, reduce da quattro sonore sconfitte contro San Marino e Bologna. Non una bella notizia per la squadra di Poma, che si troverà un ambiente surriscaldato e un avversario che lotterà con il coltello tra i denti per uscire dal momento di crisi. Oltretutto Parma non sembra proprio amico della fortuna in questo inizio di stagione: All’infortunio che costringerà Pomponi a disertare tutto il campionato e al ritardato arrivo dei giocatori cubani in precampionato, si sono aggiunti altri disguidi. Agli acciacchi di capitan Zileri si sono affiancati l’infortunio al polso subito da Paolini nella seconda sfida con il Bologna e un problema alla schiena che ha costretto Sambucci ad abbandonare il campo nella seconda partita di Redipuglia. Della serie che “a Parma non ci facciamo mai mancare nulla”. La squadra però ha reagito bene, come per altro spesso era successo in passato, quando si era trovata con le spalle al muro. Ecco, magari stavolta parlare di spalle al muro è un pochino fuori luogo, ma ci serve l’esempio per sottolineare come questo gruppo riesca a trovare forze superiori dentro di se quando le difficoltà aumentano.

Ho sentito di qualche mugugno dopo la seconda sconfitta subita dal Bologna, causata anche dai sei errori difensivi commessi, davvero troppi. Giusto sottolinearlo, tuttavia manterrei equilibrio nei giudizi. Credo che la differenza, se differenza c’è, tra Parma e Bologna, sia quella del primo incontro, caratterizzato dallo splendido duello tra Casanova e Rivero, con i ducali spesso sul punto di segnare, ma mai sufficientemente cinici e bolognesi bravi a colpire al momento giusto con i fuoricampo di Nosti e Vaglio. Pur sotto di tre punti al nono, che in una partita stretta sono tantissimi, Parma non ha mollato ed è riuscita a segnare il 3-1 con Sambucci. Sicuramente non quella della sera successiva, che trovatasi abbondantemente in vantaggio, ha deliberatamente  favorito la rimonta felsinea con una condotta di gara incomprensibile. Poco male, però. Lo definirei un incidente di percorso, nel quale è certamente meglio incappare ora che quando le partite conteranno davvero. Molto positivo anche aver vinto soffrendo contro Redipuglia: alla lunga è molto più allenante di una vittoria di dieci punti, soprattutto dal punto di vista mentale. Soprattutto perché costringe a mantenere alta la tensione. Abbiamo già verificato in passato come possa diventare tremendamente difficile riprendere il ritmo agonistico dopo aver dominato per settimane, senza incontrare il minimo ostacolo. Piuttosto, se vogliamo parlare di differenze, punterei il dito sulla mentalità, ma non della squadra, dell’ambiente. Inteso come pubblico, addetti ai lavori, giornalisti (compreso chi scrive), dirigenti ecc. Una mentalità che a Parma alberga da tantissimi anni, se non da sempre. Abbiamo avuto sempre, o molto spesso, squadre fortissime (penso per esempio alla World Vision anni ’80, ma anche ad altre), eppure siamo sempre stati li a preoccuparci di questo o quell’avversario, a temere lo sgambetto contro le squadre “underdogs”, ad affermare, per esempio, dopo una sconfitta “onorevole” contro una grande, che, “abbiamo dimostrato di poter giocare alla pari”. Una cosa che, permettetemelo, mi fa letteralmente imbufalire: Parma è, assolutamente, è, all’altezza di tutte le più forti, non ha nulla da invidiare. Cominciamo a ragionare in questo modo. Iniziamo a lasciare che siano gli altri a preoccuparsi dei vari Poma, Sambucci, Casanova, Mirabal, Zileri, Desimoni e compagnia. Iniziamo a ragionare più da “vincenti”, per favore. Perché poi, alla lunga, anche se non sembra, questo tipo di approccio, inconsciamente lo si trasmette anche al gruppo squadra. Questa è una squadra forte, alla pari del Bologna, del San Marino o di chi volete voi, è piena zeppa di campioni e con due o tre fuoriclasse, non ha bisogno di “dimostrare di essere all’altezza”, ha bisogno di credere di essere molto forte e non solo andare in campo senza nessun timore degli avversari, ma anche di sapere che alle spalle ha un ambiente che altrettanta consapevolezza. A patto, però, che la vittoria non diventi un’ossessione: ne in campionato, ne in Coppa. Se arriverà bene, altrimenti sarà sicuramente un piccolo fallimento, ma non un dramma, ci si riproverà l’anno prossimo e quello dopo. Ora c’è il Nettuno: non iniziamo a dire che loro avranno 3000 persone indiavolate a sostenerli o che, per esempio, dopo quattro sconfitte è difficile che perdano ancora…pensiamo positivo, pensiamo a quanto saranno preoccupati loro di dover affrontare il Parma…

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