Cosa è successo, ormai, lo sapete tutti: dopo la sconfitta subita da Israele, gli azzurri hanno accusato il colpo e ceduto il passo in rapida successione anche alla Spagna, con la quale hanno poi avuto un poco simpatico e molto vergognoso, soprattutto per colpa degli spagnoli, scambio di opinioni e all’Olanda, che ha così conquistato il secondo posto e la possibilità di giocarsi una nuova chance nel girone infernale di Taiwan a Marzo. L’Italia è arrivata quinta, risultato deludente, oltre le previsioni più disfattiste.

Passate ventiquattro ore dall’ultimo out della sfida con l’Olanda, è arrivata la comunicazione ufficiale, per bocca del presidente federale Andrea Marcon, delle dimissioni da allenatore della nazionale da parte di Gilberto Gerali. Un atto probabilmente dovuto, ma non così scontato al giorno d’oggi. Gerali si è dimostrato un signore, assumendosi tutte le responsabilità, in quanto guida tecnica della squadra. Tuttavia non credo le colpe siano soltanto sue, anzi.

Nel giudicare ciò che è successo mi piacerebbe che ci fosse equilibrio e non si sparasse il primo “slogan” che ci viene in mente così come ho notato su alcuni social, ormai considerati alla stregua dei bar degli anni settanta del secolo scorso.

Andiamo però per gradi e facciamo un passo indietro, fino a sabato notte: al termine di Italia-Spagna abbiamo assistito ad uno “spettacolo” che definire vergognoso è un eufemismo. Ho molto apprezzato, in tal senso, le dichiarazioni del presidente Marcon che, immediatamente a caldo, ha condannato senza mezzi termini l’accaduto, a prescindere da chi o cosa abbia iniziato o provocato il misfatto. E soprassediamo sul ricorso inoltrato dalla federazione, sul quale non ho intenzione di spendere una sola parola, in nessuna direzione. Inutile reccontare cosa è successo sul campo: chi c’era ha, purtroppo visto, chi non c’era, meno sa e meglio è. Il giorno dopo la squadra era ormai in balia degli eventi, ci ha provato fino in fondo, non ha mai mollato, è rimasta in partita grazie ad una prodezza, leggi fuoricampo, di capitan Vaglio,ma ormai era un pugile frastornato che stava per cadere e subire il definitivo KO.

L’Italia ha deluso, verissimo. Alcuni giocatori hanno reso al di sotto delle loro possibilità, altrettanto vero. Non ci sto però se mi si dice che la squadra non ha dato tutto quello che aveva per ottenere il risultato. Sono stato un giocatore scarso e a livello molto basso, ma so benissimo cosa passa nella testa di un giocatore quando si avvicina a certi appuntamenti. Molti dei ragazzi della nazionale li conosco personalmente da ormai tanti anni. Ci posso mettere la mano sul fuoco, come la metto sempre sui ragazzi del Parmaclima in campionato. No, la squadra ha messo ogni goccia di energia, ne sono sicuro, allo scopo di raggiungere il risultato. Il problema, se mai, è che ciò che avevano dentro, da dare, non era tantissimo. Mi spiego meglio: molti non sono arrivati pronti per giocare un torneo di questo livello. Molti erano fuori condizione. Chi perché non giocava, o giocava poco, da diverso tempo, chi perché semplicemente non era nel suo miglior momento di forma. Temo purtroppo che alcuni non avessero nemmeno chiarissimo a che livello sarebbero andati a competere, non si aspettavano, probabilmente, un livello così elevato. E il risultato dell’Europeo, paradossalmente, non ha aiutato in questo senso.

All’Europeo siamo arrivati in finale grazie ai fuoricampo di Mineo, nel torneo di qualificazione olimpica i fuoricampo decisivi non sono arrivati. Questa squadra viveva troppo sulle imprese individuali, sugli exploit dei singoli. E’ brutto dirlo, ma avrebbe potuto vincere solo così.

Purtroppo diversi giocatori chiave non hanno reso come ci si sarebbe aspettato.

E’ stato detto: “Chi si sarebbe aspettato che Celli battesse 167, che Poma, miglior battitore all’Europeo, battesse un misero 083, che Cecchini non la prendesse quasi mai, che altri facessero flop?” Verissimo, però c’è un problema di fondo, non mi riferisco ad un giocatore specifico e non mi riferisco tanto alle parole pronunciate dal tecnico in un’ intervista e nemmeno specificamente alla nazionale: In Italia siamo troppo abituati a giudicare un giocatore dalla media battuta. “Se Rossi batte 400 allora è forte, se Verdi batte 200 è scarso.” Si, la media battuta è importante, ma come l’ha ottenuta il giocatore “X”? Qual è la sua media con i corridori in zona punto? Qual è la sua media nei Play-off o nelle finali? Quanto batte nelle competizioni internazionali? Che media ha con due eliminati? Qual è la sua media arrivi in base? Batte di più contro i mancini o contro i destri?

Ecco che allora, non sempre, il rendimento basso di diversi giocatori può essere considerato una sorpresa.

Non mi piace però, nemmeno, il discorso relativo alle convocazioni, del tipo “Se avesse chiamato questo e non quello..” Non credo che un commissario tecnico faccia le convocazioni per perdere e nemmeno secondo simpatia. Forse qualcosa di diverso si poteva fare, ma a mio avviso sarebbe cambiato molto poco.

Il fatto è che in Italia, in serie A1 si giocano 24 partite più i play-off e queste avvengono tutte nel breve spazio di quattro mesi. Quattro mesi nei quali ci si allena due volte a settimana e altri due giorni si gioca. Tanti giocatori che vanno per la maggiore hanno un impegno lavorativo e il baseball non è la prima attività. Ma ormai in Europa ci dobbiamo confrontare con giocatori che di partite all’anno ne fanno un centinaio, con la liberazione dei passaporti ci troviamo contro squadre composte in gran parte da professionisti. Magari in assoluto sono inferiori tecnicamente ai nostri, ma sono più preparati.

Se il quinto posto è assolutamente deludente, a mio avviso la mancata qualificazione era comunque un evento più che annunciato. Credo ci sarebbe voluto un miracolo per ottenerla.

Alla fine è vero, l’Italia è sempre stata in partita, ha avuto lanciatori che ce l’hanno tenuta e, grazie a qualche colpo individuale è riuscita a restare attaccata agli avversari. Ma poi quando era il momento di prendersi il bersaglio grosso, la squadra si scioglieva. Con Israele ha lasciato dieci uomini in base, cinque in posizione punto, partendo da situazione di meno di due out.

Possiamo dire che non vogliamo gli “oriundi”, possiamo dire che non ci piace il manager, possiamo dire anche che volevamo che fosse convocato il nostro figlio, amico, fratello, cugino, ma la realtà è che questa sconfitta ha motivazioni tecniche e “fisiologiche”, nel senso che riguardano lo sviluppo di tutto il movimento. Credo che sia il momento di riflettere e decidere se si vuole crescere o se ci si accontenta di quello che siamo, ripensando con nostalgia ai tempi dei Bianchi, Bagialemani, Fochi, Ceccaroli e Carelli. Ma a quei tempi in Europa esistevano due paesi, l’Italia e l’Olanda. Una volta vincevi, l’altra arrivavi secondo. E comunque si giocavano il triplo delle partite di oggi.

O capiamo che per competere a certi livelli dobbiamo avere 20-30 giocatori che fanno i professionisti, che giocano tutto l’anno, facciamo in modo che fin dalle giovanili si giochi molto di più, mettiamo tutti i giovani nelle condizioni di crescere, di provare a fare del baseball la loro vita, anche e soprattutto, attraverso lo sviluppo dei tecnici, instaurando magari collaborazioni importanti con le federazioni di quei paesi dove il baseball è sport nazionale. Oppure ci prepariamo a scomparire definitivamente. Non è cambiando l’allenatore della nazionale o convocando Pierino invece di Rossi che risolviamo il problema.

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