Nei giorni scorsi, dopo aver consultato le società, la Federazione italiana baseball e softball ha ufficializzato la modifica della formula del massimo campionato e ufficializzato le date di inizio (12 giugno) e di fine (il 12 settembre è in programma l’eventuale quinta partita di finale scudetto): due gironi da cinque, secondo criteri di vicinanza (Bologna, Collecchio, Grizzlies Torino, Parma e Redipuglia al Nord, San Marino, Nettuno 2, Nettuno Baseball City, Godo e Macerata al Sud) con andata e ritorno per un totale di dieci settimane, poi play-off tra le prime quattro, con semifinali incrociate e successiva finale, sempre al meglio delle cinque partite.

A questo punto abbiamo interpellato il presidente dell’associazione giocatori di baseball e softball Massimiliano Geri, per conoscere la posizione di quelli che sono gli attori principali del movimento.

Innanzitutto – spiega Geri- se potremo partire, lo potrà dire solo il governo. Noi stiamo studiando una proposta da presentare alla Fibs – annuncia- ma dobbiamo capire se possa o meno essere presa in considerazione, perché credo che le decisioni prese siano già state approvate insieme alle società. Dal punto di vista nostro, sarà probabilmente la cosa migliore, ma credo che si possa giocare di più. Si sarebbe potuto studiare in modo da finire a fine ottobre, al massimo nella prima settimana di novembre, visto che in quel periodo la stagione è spesso migliore di quella che troviamo ad aprile. Logicamente in emergenza, era in preventivo un campionato ridotto, anche se, visto anche il blocco delle retrocessioni e di conseguenza, probabilmente, un impiego minore di risorse (ad esempio meno stranieri), si sarebbe potuta prendere in considerazione una durata maggiore.”

Il problema è sempre capire il perché è stata presa questa decisione e se ci sono margini per qualche adattamento: “Bisognerebbe capire chi ha chiesto di giocare di meno e per quali motivazioni. Se si tratta di un problema economico, vorrei far presente che la scelta della Fibs, di annullare le tasse gara e l’iscrizione al campionato, vale 500.000 € ed è necessario fare i complimenti, perché si tratta di un sacrificio importante a favore del movimento. E’ comunque secondo me molto positivo che la federazione, insieme alle società, abbia dato delle risposte con tempestività, per permettere un certo tipo di programmazione, soprattutto dal punto di vista economico. Chiaro che poi i tempi li detteranno le istituzioni e nel caso non si possa riprendere a giocare  a metà giiugno si ragionerà sulle possibili contromisure.”

Un argomento importante è poi quello dei compensi ai giocatori che alcune società, come purtroppo è ovvio che sia, stanno pensando di ridurre:

Sugli accordi privati tra giocatori e club non possiamo ovviamente mettere bocca, piuttosto ci riguardano se vengono rispettati e in quale misura. E’ chiaro che in questa situazione di emergenza una società possa prendere queste decisione, ma sono sicuro che un’eventuale riduzione possa essere compresa dagli atleti visto lo stato attuale di emergenza. Se mai il problema è quello del vincolo sportivo: perché un giocatore che per motivi personali, lavorativi o economici, ha necessità di cambiare squadra in seguito a queste problematiche, ora non lo potrebbe fare appunto perché vincolato dai regolamenti. Penso che servirebbe una rivisitazione del vincolo sia nell’interesse dei giocatori che in quello delle società. Se un club non è in grado di tener fede agli accordi, il giocatore lo comprende, però nello stesso tempo gli deve essere data la possibilità di trovare un’altra soluzione.”

Cosa si può fare per porre rimedio a questo problema?

A questo proposito posso dire che abbiamo avuto un colloquio con la federazione, nel quale abbiamo chiesto di riaprire  i tesseramenti e le contrattazioni, non solo per quanto riguarda i prestiti, fino al 31 di maggio, come è stato fatto, ma anche per quanto riguarda lo svincolo. Perché una società che nella situazione normale ha deciso di investire su un giocatore, acquistando il cartellino e poi si è trovata in difficoltà, perché ha investito una cifra importante ma poi lo avrà a mezzo servizio o non sfrutterà completamente l’accordo, a questo punto avrebbe un danno. Allo stesso modo il giocatore. Se invece si riaprissero gli svincoli, il club potrebbe rinviare l’operazione sul giocatore al prossimo anno e al tempo stesso, magari un’altra squadra potrebbe intervenire. Il problema è anche che l’anno passa comunque e il valore del cartellino cambia. Quindi se diamo la possibilità a tutti di riconsiderare il proprio accordo, allora aumenta il diritto degli atleti.”

Quante possibilità ci sono che questo avvenga?

“Ricordiamoci che qualsiasi decisione viene presa tramite una votazione, pertanto la fibs dovrà discuterne con le società. Ha preso atto di quanto portato alla sua attenzione, ora bisogna vedere se con la disponibilità delle società e magari sedendosi ad un tavolo con noi, il movimento recepirà la proposta. Quello che vorrei far capire, anche se magari è brutto da dire, è che il coronavirus ci ha nostro malgrado regalato tempo: potrebbe essere l’occasione per sederci ad un tavolo insieme alle società e cercare di cambiare tanti piccoli dettagli, negli statuti, nei regolamenti. (trasferimenti, vincolo sportivo, parametri di calcolo per il valore del vincolo stesso e dei cartellini.). Valutiamo una riforma condivisa, anche perché la cultura sia degli atleti che delle società è cresciuta moltissimo, il contatto con campionati, leghe superiori è aumentato, così come l’accesso a qualunque tipo di media. La comunicazione è cambiata radicalmente, ma il vincolo sportivo e le norme sui trasferimenti sono vecchie di quarant’anni. Bisogna assolutamente migliorarla ma insieme. Noi abbiamo delle proposte concrete da presentare, però vogliamo avere voce in capitolo. Questo deve scaturire tramite il supporto dei giocatori, con l’iscrizione, ma anche con l’informazione reciproca, vengono a conoscenza di ciò che stiamo facendo. Ma allo stesso tempo anche le società devono riconoscere il valore dell’associazione e contribuire per inserirla nello statuto federale. Perché lo statuto può essere modificato solo con l’approvazione delle società. Vogliamo essere parte attiva e propositiva del movimento. Anche perché poi sono i giocatori che vanno in campo e, per esempio, anche solo il fatto che non possano votare sui materiali che si usano nelle partite, è un controsenso.”

La vostra associazione, che conta tra gli altri atleti di fama come Vaglio e Maestri, ma anche tanti altri, è cresciuta notevolmente in questi due anni. Cosa offrite ai giocatori che si associano?

“Hanno una serie di servizi e prestazioni che sono a loro vantaggio, ma al tempo stesso sono anche a vantaggio della società. Innanzitutto l’assicurazione integrativa: se un ragazzo si infortuna e magari la società non si può permettere di garantirgli economicamente le cure necessarie, interveniamo noi. Poi hanno la possibilità di essere rappresentati da un’associazione che può mediare nei rapporti con le società stesse. Magari un ragazzo non capisce le dinamiche interne di un club e vorrebbe capire, ma pone le domande nel modo sbagliato, chiedendo a noi ha la possibilità di ricevere gli strumenti per comprendere una situazione che magari non è alla sua portata. Allo stesso tempo possiamo rappresentare uno strumento per le società, per permettere loro di comunicare nel modo corretto con gli atleti. Infine la possibilità di partecipare a camp, clinic, da noi organizzati o promossi.  Ma soprattutto, creando una propria comunity numerosa, gli atleti hanno la possibilità, diversamente rispetto al passato di fare richieste e sollevare problemi che possono poi essere portati all’attenzione della federazione e dei club. Questo è importantissimo, infatti tanti atleti importanti, vedi Maestri, si sono esposti in prima persona, anche per quei ragazzi meno conosciuti, il loro obiettivo è quello di migliorare le condizioni per le generazioni successive. Credo poi che anche le stesse società debbano vedere di buon occhio la nostra iniziativa, perché chi lavora bene ha tutto l’interesse che se ne parli bene. E i giocatori, creando una comunity, dialogano tra di loro, si scambiano pareri e fanno da cassa di risonanza Inoltre avere degli atleti informati, che possono tenere testa ai dirigenti e diventare propositiv ,per l’organizzazione stessa diventa un valore aggiunto”

A questo proposito, Massimiliano annuncia un’importante iniziativa promossa dall’associazione: “ Lunedì inizierà il 2020 virtual tour, con tutti i capitani delle squadre dei vari campionati. Sarà un incontro capillare con i rappresentanti di tutte le squadre, a partire dall’A1 di softball lunedì alle 9,00, poi via via la serie A1 di baseball, la serie A2, la B e fino alla serie C nelle prossime settimane.

In quegli incontri non solo presenteremo il nostro programma, ma daremo a loro la possibilità di fare domande. Perché una delle pecche che abbiamo avuto, analizzando i feedback che abbiamo ricevuto è stata l’incapacità di informare nel modo corretto. I capitani avranno poi il compito di diffondere quello che verrà loro detto all’interno delle proprie squadre. Voglio fare una piccola critica: se un giocatore è iscritto nello statuto della società come rappresentante degli atleti, deve fare in modo che questa funzione abbia un senso. Perchè fin ad oggi, secondo me non è stata interpretata come sarebbe stato giusto che fosse. La mediocrità non basta più. Dobbiamo lavorare tutti insieme per il bene di tutti. In futuro vogliamo fare la stessa cosa con le società”

Tra gli argomenti di discussione tra i giocatori c’è da anni quello dei compensi “promessi”, ma a volte, per vari motivi, non corrisposti o non corrisposti interamente che, nella maggior parte dei casi vanno persi…

“A questo proposito, vorrei ribadire e specificare che esiste la possibilità di depositare presso la fibs le scritture private sottoscritte con le società, alle quali possono essere allegati anche gli accordi limitativi, che hanno a tutti gli affetti valore. I giocatori possono chiedere e far scrivere nel contratto che l’accordo venga registrato dalla società e inoltrato via PEC all’ufficio tesseramenti della federazione al momento della stipula, con il tesserato inserito in copia. A quel punto, in caso di inadempienze, la fibs è testimone dell’accordo e in caso di una causa civile, può essere chiamata in causa. La IBSPA ribadisce queste cose a tutti i suoi associati. Nella nostra club-house virtuale, alla quale possono accedere con le proprie credenziali, trovano tutte le documentazioni e le informazioni che possono rivedere in qualsiasi momento, compresa la propria visita medica.”

In ogni caso, per cercare di trovare una soluzione, l’IBSPA propone lacreazione “di un modello di contratto unico, inserito in statuto fibs e approvato da tutte le società, del quale noi abbiamo già preparato una bozza. Potrebbe rappresentare un’importante tutela per tanti ragazzi.”

In sostanza, il messaggio che i giocatori vogliono dare è che, con questo lungo stop, “ci è stato concesso del tempo per sederci attorno ad un tavolo e avvicinarsi gli uni verso gli altri. E gli atleti possono prendere coscienza dei propri doveri e dei propri diritti. Mentre sicuramente da parte di tutte le altre componenti c’è la possibilità di lavorare insieme agli atleti per creare e modificare dei regolamenti e dei meccanismi che devono diventare a misura del baseball attuale.”

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