Premetto subito che l’intento di questo articolo è tutt’altro che polemico. Se qualcuno dovesse interpretarlo in questo senso, me ne scuso in anticipo.

Vedo però un po’ troppo ottimismo su un eventuale inizio dei campionati del nostro sport per la metà di giugno. La Federazione ha fatto benissimo a riprogrammare la stagione e, soprattutto, a farlo con tempestività. Un modo per darsi un obiettivo e permettere alle società un minimo di programmazione. Il presidente federale ha però anche, altrettanto correttamente, sottolineato che questa calendarizzazione andrà poi confermata dalle decisioni in merito da parte degli esperti  e, di conseguenza, del governo e poi del CONI. Chiarendo che nel caso la stessa federazione sarà altrettanto tempestiva nel rimodulare nuovamente, sempre se sarà possibile, tutti i calendari.

È ovvio che si faccia di tutto, nell’interesse di tutte le componenti, per non perdere un’intera stagione. Credo e spero che la decisione di far terminare i campionati tassativamente entro metà settembre o al massimo entro la terza settimana, vada proprio in questa direzione. Come a dire “se dovessimo spostare in avanti l’inizio della stagione, avremo a disposizione comunque il mese di ottobre per recuperare.”

Ad oggi non è possibile conoscere quale sarà la situazione tra un mese, figuriamoci tra due mesi, pertanto qualsiasi previsione può lasciare il tempo che trova.  Però sappiamo, in base ai dati a disposizione, che la curva epidemiologica del virus, pur se i numeri relativi a contagi e decessi sono in calo, è ancora in una situazione stagnante. Oltretutto si dice che i dati non sono precisi, in quanto non è stato possibile fare un controllo capillare sulla trasmissione del virus. Vengono fatti ancora pochi tamponi e pochi test sierologici. Addirittura non è possibile stabilire se una persona guarita può o meno essere nuovamente contagiato. Non conosciamo nemmeno alla perfezione come questo virus circoli, l’unico antidoto a disposizione, ma non è nemmeno sicuro al 100%, è il distanziamento sociale.

Guardandoci attorno, nel mondo dello sport: Olimpiadi e Europei di calcio sono stati rinviati al prossimo anno, il Mondiale di Formula Uno non si sa se inizierà, Wimbledon e diverse altre manifestazioni internazionali sono state annullate. Basket, Pallavolo e soprattutto Rugby, hanno dichiarato conclusi i rispettivi campionati. Il calcio dilettantistico non riprenderà prima di settembre. Tra gli sport di squadra, nel nostro paese, restano in stand-by il calcio professionistico, perché deve concludere la sua stagione e il nostro baseball, che attende di iniziarla.

Diverse componenti del mondo del calcio premono per ripartire, contro il parere degli scienziati, dei virologi, delle istituzioni. Il monito, la conditio sine qua non, perché possa ripartire sono chiarissime: tassativamente stadi vuoti, monitoraggio continuo delle condizioni degli atleti (ossia, test e tamponi periodici), isolamento dalle famiglie e dalla società, distanziamento tra gli atleti stessi, soprattutto negli spogliatoi. Gran parte di queste misure sono richieste anche, per ogni sport, per la ripresa degli allenamenti dopo il 3 maggio, se effettivamente verranno confermate le date pre annunciate. Tralasciamo il fatto che il calcio è anche uno sport di contatto fisico e questo rende ancora più complicata la situazione. Non dimentichiamo, poi, che, giocando a porte chiuse ed essendo presumibilmente aperti per quella data, pur con molte limitazioni, i locali pubblici, la disputa delle partite comporterebbe altissimi rischi di assembramento (verrà vietata la trasmissione degli incontri nei locali pubblici? Cosa dirà Sky?). Adesso pensiamo al baseball: ci sono le risorse per garantire il controllo degli ingressi agli impianti in occasione degli incontri a porte chiuse? Ci sono le risorse per garantire tamponi periodici, presidi medici fissi a partite e ad allenamenti? E’ possibile mantenere la distanza tra gli atleti negli spogliatoi, nelle docce? Si possono chiudere e obbligare i giocatori a lavarsi a casa, certo, ma dentro il dug-out? Come si fa a tenere distanti tra loro 30 persone? Forse la possibilità esiste negli stadi più attrezzati della serie A1, ma, pensiamo a Parma, è possibile in via Parigi? A Sala Baganza? Sui campi da softball, sui campi delle giovanili? Oltretutto servirebbe controllare in modo capillare che nessuno mastichi tabacco, che è si vietato, ma molti lo fanno lo stesso. Perché il tabacco si sputa e può essere rischiosissimo. Molti lanciatori sporcano la pallina di saliva e la pallina passa di mano in mano.

Ho letto che il baseball non essendo prettamente sport di contatto sarebbe avvantaggiato rispetto ad altri. Beh, non sono d’accordo: Innanzitutto l’arbitro sta addosso al ricevitore, con tutto ciò che comporta. Ho letto anche che gli stessi, arbitro e ricevitore, sarebbero protetti dalle maschere. Cosa assolutamente sbagliata, perché le maschere sono aperte, proteggono dalle pallinate, ma non dalle gocce di sudore, dalla saliva. Certo, sarebbero obbligatorie le mascherine, ma considerato il caldo, il sudore e tutto ciò che comporta, sarebbe necessario cambiare mascherina praticamente ad ogni ripresa. Abbiamo le risorse per permettercelo? Infine il contatto fisico tra i giocatori: è raro, ma c’è. Se in una scivolata sulle basi o in uno scontro a casa base un giocatore si taglia e il suo sangue finisce sull’avversario cosa facciamo?

Non contiamo poi che, tra classificatori, speaker, addetti delle società, in alcuni stadi si ammucchiano decine di persone negli stessi ambienti chiusi, a questo probabilmente si può trovare una soluzione.

Passiamo infine alla convenienza dal punto di vista economico. Non ho dati precisi ne sui bilanci delle società, ne sulle cifre delle sponsorizzazioni, ne sugli incassi da biglietti ed abbonamenti e nemmeno su quanto incidano in media i rimborsi spese a giocatori e tecnici, pertanto fare una disamina mi riesce difficile. Però pongo un interrogativo: posto che se non si gioca le società non incassano i soldi delle sponsorizzazioni, i giocatori non vengono pagati, così come tecnici, arbitri, classificatori e nemmeno, per quanto le cifre siano ridicole, i giornalisti free-lance; Siamo sicuri che un campionato a porte chiuse, quindi senza l’incasso dei botteghini, dei punti ristoro, dei ngozi per il merchandising, dove ci sono, con i giocatori da pagare comunque, sia vantaggioso economicamente? Inoltre, senza pubblico, con le partite che, salvo, forse, una a settimana, non vengono nemmeno trasmesse in televisione o sul web, siamo sicuri che le aziende, quelle che ancora potranno permetterselo, garantirebbero comunque le sponsorizzazioni?

Insomma, se il calcio, che fa girare miliardi, ma anche la Major League Baseball, sta vivendo un periodo di forti contrapposizioni, di dubbi, di incertezze sulle date di una (eventuale) ripresa, eviterei, da parte degli appassionati di baseball, qualsiasi slancio di ottimismo. Bene fanno federazione e società a mantenere riserbo e soprattutto cautela. Fondamentale per evitare che si creino inutili illusioni e aspettative. Chiaro che non giocare per tutto l’anno sarebbe un disastro, ma valutiamo bene se giocare possa rivelarsi un boomerang. E soprattutto attendiamo e osserviamo con attenzione l’evoluzione della situazione.

 

 

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