Quello che prenderà il via domani sera è senza dubbio il campionato più atteso, ma insieme il più criticato della storia del nostro baseball. Preceduto si, da mesi di stop forzato e di lock-down, ma anche da polemiche che, da qualsiasi parte le si guardi, tutto hanno fatto, tranne il bene del batti e corri. Alla fine si gioca, come tutti speravano, come era giusto che fosse. Ma non era così scontato. Un bravo alla federazione che ci ha sempre creduto e alle società, tutte, che hanno fatto l’impossibile perché gli arbitri potessero chiamare il play-ball.

Certo è che tra giocare “per non perdere la stagione…per dare un segnale…per non disperdere tesserati e tifosi” e assegnare titoli al termine di un “mini” campionato nazionale, in tutto e per tutto regolare, ce ne passa. A mio avviso si poteva fare diversamente, si poteva cogliere l’occasione per dare una svolta, che comunque, volente o nolente, ci toccherà presto subire, anziché anticipare gli eventi. Giochiamo per dare spazio ai giovani, poi all’ ultimo minuto c’è chi chiama i comunitari. Dobbiamo condensare i tempi per contenere i costi, poi si propone la partita del mercoledì. Riguardo ai sette inning, invece, pur premettendo che non mi entusiasmano, non sarei così critico. Dovremo abituarci, purtroppo: ci arriverà anche l’MLB, anzi, già ci è arrivata, per i “double -header”. Piuttosto, poi, ha poco senso aggiungere una partita e, giocare (salvo anticipi) il sabato alle 15,30, sotto il sole di agosto. Evidentemente tutto questo faceva comodo a chi piangeva miseria, ma poi ha a disposizione risorse per fare mega offerte ai giovani degli altri, oppure per portare in Italia giocatori non di scuola nostrana. Ho sorriso quando ho letto che gara-2 sarà riservata agli AFI ( o UFO, direbbe qualcuno): ma, come, non si era detto “giochiamo solo con gli italiani?!”. Mi dicono che il CONI e CTS non la avrebbero permesso, ma non capisco perché non si sarebbe potuto giocare un campionato sul modello delle giovanili: fasi zonali o regionali, senza distinzione di categorie, con poi, a seguire i concentramenti delle fasi nazionali, con la possibilità, per le squadre qualificate, di utilizzare, di man in mano, magari, i più promettenti giocatori delle squadre escluse dalla fase nazionale, che però avrebbero comunque giocato i loro concentramenti, chiamiamoli di “A2” e “B”. Senza assegnare promozioni e scudetti, che tanto sappiamo già chi li vincerà, forse. Tanto alla fine della fiera, questo di A1, resta un campionato regionale, con buona pace di chi spingeva per un allargamento che, nella realtà dei fatti, si è dimostrato impossibile.

Poco cambia, comunque, per le nostre due squadre, Parma1949 e Collecchio. Loro sugli italiani, giovani, quasi tutti parmigiani, ci puntano da anni. Quando non glieli portano via, con modi, che…va beh, lasciamo stare! Torneranno ad affrontarsi sul massimo palcoscenico dopo 21 anni. Anche allora c’erano le tre partite. Il Parma di Ugolotti se ne portò a casa tre all’ andata, poco prima di trionfare a Nettuno in Coppa Campioni, e tre al ritorno. Ma erano squadre diverse: il Cariparma di Lono, Fraser, Fochi, Ceccaroli, Carrozza, Bussi e…Saccardi ( guarda un po’), perse l’accesso alla finale per il titolo per un disgraziato, quanto improbabile errore di Carrozza all’ esterno centro (?!) in gara 5 di semifinale a Rimini e, più in generale, per tre orrende prestazioni di squadra, nelle tre sfide allo stadio dei Pirati: dal 3-1 al 3-4 e fine dei sogni. Il Collecchio di…Poma era invece una squadra giovane, con qualche talento, ma ancora un pochino acerba per quel livello e retrocesse senza particolari sussulti. Ben più bruciante era stata invece la retrocessione del 93, prima esperienza collecchisse in A1: a metà campionato, la squadra di Carrion, che annoverava tra gli altri Joel Lono e l’ex MLB Salazar ( che si infortunò nel finale di stagione) era ampiamente salva ed era ritenuta la rivelazione del campionato. Filo da torcere a tutte e storica vittoria nei quarti di Coppa Italia, proprio contro un Cariparma, rintronato a fuor di fuoricampo, che poi, grazie al regolamento, venne ripescato e si prese una netta e forse esagerata rivincita nella finalissima dell’ Europeo. Poi il Collecchio crollò, venne superato anche dalla Farma, poi retrocessa ai “play-out” e scese direttamente in serie A2 tra molti rimpianti.

Ora è tutto diverso: entrambe puntano sui giovani, entrambe interpreteranno questo campionato breve ma intensissimo (30 partite in poco più di due mesi) come una tappa importante dello sviluppo dei giocatori. Parma da fiducia dietro il piatto a Deotto, lancia tra i titolari i due nuovi arrivi Alfinito e il torinese Tommaso Giarola, prospetto classe 2000, reduce da un’importante esperienza in USA, punta sul recupero completo del lanciatore Pomponi e inserisce in squadra in pianta stabile il giovanissimo fratello di quest’ultimo, Francesco e il potente esterno scuola Junior Alex Viloria. Il Collecchio scommette sul monte su Diego Fabiani (97) e sul giovanissimo prospetto milanese Pinazzi e in diamante su un altro giovane talento, Simone Calass, da Bollate. Per il resto, giustamente confermati i vari Mantovani, Valenti, Pasotto e Battioni, già del Parmaclima e quindi osservato speciale. Ma entrambe le squadre dovranno rimpinguare il roster: a Parma, dopo l’infortunio che terrà Flisi lontano dai campi fino al 2021, aspettano un secondo catcher che, secondo gli spifferi potrebbe arrivare da Nettuno. Il colpo potrebbe essere Luis Lugo, se l’Europa aprirà i confini agli USA, mentre a ore dovrebbe arrivare il nullaosta dei Philadelphia Phillies per l’utilizzo di Samuel Aldegheri. Nel bull pen ci sarà comunque Gabriele Casalini, il giovane dello Junior,quest’anno all’Oltretorrente. A Collecchio sicuramente inseriranno un terzo ricevitore, poi si vedrà.

Si comincia domani sera, proprio con il derby, nel silenzio surreale del “ Cavalli” blindato al pubblico (ore 21,00), che potrà però seguire la diretta streaming dal sito www. Parma baseball.it. In campo, tra i più emozionati ci saranno i due tecnici: entrambi sono ex, hanno giocato e allenato in tutte e due le squadre. Entrambi aspettano il play ball con giustificato entusiasmo. Guido ha finalmente in mano la squadra adatta alle sue migliori caratteristiche, quelle di instancabile istruttore, di paziente forgiatore di talenti. Indiscutibili, in questo senso, le sue doti: dai trionfi con la Nazionale juniores agli innumerevoli giovani lanciati e cresciuti ai più alti livelli. A Collecchio, Sala, Parma, ma anche in Nazionale e in accademia. Come spiega i fondamentali lui, che era stilisticamente è tecnicamente il miglior interbase europeo non c’è nessuno. Con una squadra giovanissima, magari supportato, quando saranno disponibili, dai veterani Zileri, Sambucci, Poma e Desimoni, potrà esaltare le sue doti e sarà molto più a suo agio rispetto agli anni passati, quando, francamente, gli erano stati appiccicati abiti non suoi, esponendolo quindi a pressioni e spesso anche critiche sinceramente ingenerose per la persona, ma purtroppo giustificate dalle situazioni per il tecnico. Si troverà di fronte una parte del suo passato, così come sarà per suo figlio Sebastiano, per Yomel Rivera, per Riccardo Paolini e, anche se con ricordi molto più sfumati, per Stefano Desimoni. “Meo”, collecchiese “doc”, un tempo giovane stella del Collecchio anni 90, che da via Montessori ha preso il volo per una brillante carriera nel Parma, prima come giocatore e poi, anche se per due soli anni, come coach. Ha accarezzato per qualche settimana il sogno di essere lui l’erede di Gerali sulla panchina ducale, ma alla fine in società ha prevalso la linea della continuità e da tre stagioni, la guida tecnica del Parmaclima è nelle mani di Guanguido Poma. Ex anche in campo tra le fila del Collecchio: Davide Benetti, Lori, Mantovani e il lanciatore Santana. Venerdì e sabato la sfida si trasferirà sul rinnovato diamante collecchiese. Peccato solo che nemmeno li potrà esserci il pubblico. Sarebbe stata una bella festa del baseball. Ma bisogna rispettare le regole. Che poi possano entrare mille persone appiccicate in discoteca e non duecento distanziate su un campo da baseball, ci fa sorridere: siamo in Italia…

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