Il San Marino ha vinto lo scudetto e, per quello che la squadra ha dimostrato sul campo, merita assolutamente la soddisfazione di partecipare alla massima competizione internazionale. Però ci sono delle regole che andrebbero rispettate e soprattutto non andrebbero cambiate a seconda della situazione. E con i meriti dei giocatori sul campo non c’entrano proprio nulla.

Ma facciamo un passo indietro: nel 2018 la T&A San Marino si è piazzata all’ultimo posto nella Poule A dell’allora European Cup, alla quale aveva partecipato come rappresentante della Repubblica di San Marino. Secondo il regolamento della Ceb, l’ultima classificata della Poule A, per rientrarvi, deve prima partecipare e vincere la Poule B. Il San Marino nel 2019 ha rinunciato alla partecipazione. Dopo di che ha fatto richiesta di partecipare, se qualificata tramite il campionato italiano, come italiana, forte di un accordo tra il Coni sammarinese e quello italiano. La Fibs inizialmente ha detto no, poi il San Marino ha annunciato ricorso. Da quel momento non se ne è più saputo nulla. Fino a quando la squadra sanmarinese non ha vinto il titolo italiano e quasi sotto silenzio, si è fatto capire che parteciperà come italiana. Con conseguente perdita di un posto nella competizione per la nostra federazione. Insomma, è un po’ come se a me venisse ritirata la patente e poi chiedessi e ottenessi di utilizzare, a suo discapito, il titolo di guida di un’altra persona, senza prima sostenere l’esame.

Detto con tutto il rispetto per i giocatori, i tecnici, la società del San Marino, questa è un’autentica ingiustizia. Perché se al San Marino stava bene partecipare in qualità di rappresentante della Repubblica e della federazione di San Marino quando militava in serie A2 o  nei bassifondi della serie A1 o semplicemente non acquisiva il diritto sul campo, sarebbe anche giusto che si facesse la sua poule B, come tutte le altre che negli anni sono retrocesse e si guadagnasse sul campo (non avrebbe certo problemi a vincere agevolmente) la promozione. Troppo comoda uscire dalla porta principale, fregarsene e rientrare da quella di servizio. Anche perché questo va a danno di tutto il movimento: delle altre società, della stessa federazione italiana che perde un posto nella massima competizione per club, a discapito anche della nazionale, visto che la maggior parte dei convocati proviene dalle squadre di vertice e in un calendario così “magro”, dargli la possibilità di giocare il maggior numero possibile di incontri di livello non sarebbe male. Ma va anche a discapito della competizione, che perde una squadra potenzialmente protagonista, abbassando il livello del torneo.

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