Toccate pure ferro, se credete, ma se siete in ansiosa attesa del play-ball che ogni parmigiano sogna da ormai otto lunghi anni, allora per ingannare il tempo potete divertirvi a sognare o semplicemente sorridere leggendo questo piccolo amarcord. Non ne abbiamo, volutamente, parlato ne prima ne durante la serie di semifinale contro il Rimini perché non volevamo poi essere, nel caso, tacciati di portare sfortuna, ma in realtà 17 anni fa la squadra di Parma, che anche allora rialzava la testa dopo un paio di stagioni buie e ritrovava l’entusiasmo della città, visse un percorso molto simile.
Era il 1991 e la squadra allenata dal portoricano, ex New York Yankees Josè Fernando Gonzales, si era presentata al via della stagione, per la prima volta dopo sette anni, priva dello sponsor World Vision e dell’apporto economico (almeno ufficialmente..) di Donzelli e della Parmalat. Era il primo campionato a girone unico, dopo diverse stagioni caratterizzate dalla suddivisione tra “lega Nord” e “Lega sud” con intergirone. Dieci squadre, nove giornate di andata e nove di ritorno, strutturate sulle due partite settimanali, con due stranieri per squadra. Gara-1 aperta allo straniero, Gara-2 riservata al lanciatore italiano. Si giocava sabato pomeriggio e domenica pomeriggio fino a metà maggio, poi via alle doppie sfide serali, venerdì e sabato. Dopo la regular season play-off tra le prime quattro e le prime due classificate del girone 2, della serie A1, una sorta di serie A2. Il motivo di maggior interesse era però rappresentato dal ritorno delle grandi sfide tra le squadre del nord e Nettuno e Grosseto. Parma entusiasmò e arrivò terzo al termine della regular season, forte di un gioco aggressivo e spumeggiante, con un roster piuttosto corto ma composto da grandi campioni Fochi, Poma, Corradi, il giovane Carrozza, Tondini, Silvestri, Valle, Adorni, Bussi. Ma soprattutto due fenomenali americani: il lanciatore Jack Lazorko, ribattezzato braccio di gomma e il bombardiere di colore, l’esterno Tony Brown. Ai play-off alla squadra di Gonzales toccò il Casalecchio, secondo nel girone 2, nei quarti di finale. Due vittorie piuttosto agevoli aprirono la strada alla sentitissima serie di semifinale contro il Rimini vice-campione d’Italia dell’anno precdente, che in regular season era arrivato secondo dietro il Mediolanum Milano. Nell’altro quarto di finale, il sorprendente Verona di Kinnunen aveva eliminato il Grosseto del divino Olsen e si apprestava a compiere un’altra impresa, sbattendo fuori dalla post season i favoritissimi milanesi di Mazzotti, Lono, Bianchi e Manzini. La sera di Gara-1 sullo stadio Europeo si scatenò un temporale fortissimo e gli arbitri disposero il rinvio. L’incontro si disputò il sabato mattina in uno stadio deserto e un fuoricampo lunghissimo di Brown, insieme alla strepitosa prova sul monte di Lazorko regalarono a Parma l’1-0 e il vantaggio nella serie. Parma Angels in vantaggio al primo inning di Gara-2 la sera stessa, ma poi il Rimini di Schianchi Carelli, Gambuti e Romano rimonta e vince 5-1. La serie si trasferisce in Romagna la settimana successiva, in un caldo week-end di fine estate. Lazorko non ripete la splendida prova del sabato prima e un triplo di Bernardi permette al Rimini a metà partita di scavare il solco: Gara-3 finisce 5-2 e per Parma sembra la fine dei sogni. Proprio così, proprio come quest’anno. Rimini si sentiva già in finale, forte anche dei precedenti non proprio positivi del Parma contro il suo mancino De Santis e contro Cabalisti. Ma, signori, il baseball è strano, stranissimo e la sera successiva, con il coltello tra i denti, Corradi e compagni pareggiano la serie con una vittoria epica: Valle tira una partita straordinaria, Fochi la chiude sul monte, la difesa si arrocca attorno ai suoi lanciatori per difendere l’esiguo vantaggio dell’ultima ripresa: con corridori agli angoli e 5-4 per Parma una rimbalzante in diamante si trasforma in un doppio gioco che regala gara-5 ai ragazzi di Gonzales. Ma il vero miracolo Parma lo compie il giorno seguente, domenica: Lazorko, nonostante gli oltre cento lanci del venerdì sera, torna sul monte al quinto, con Parma avanti 4-0 e difende il risultato annichilendo il line-up di fuoco del Rimini con i suoi lanci ad effetto, tra i quali la fenomenale “split-finger” e scatenando la gioia dei tanti supporters giunti da Parma che festeggiavano la prima finale scudetto dall’avvento dei Play-off’s, voluti, ironia della sorte, proprio dalla dirigenza ducale nel 1985. Lazorko come, anzi molto di più, del Casanova di quest’anno, Brown come Sambucci. Anche allora Parma sfavorito, sotto per 2-1 nella serie e spalle al muro. Anche allora vinse a gara-5. Cosa successe poi lo sapete tutti: Parma superò Verona in tre partite e vince il suo sesto scudetto davanti a più di ottomila spettatori in un Europeo agghindato a festa dal Parma Angels e da Donzelli che di li a poco comprò la società aprendo, insieme allo sponsor Cariparma un nuovo ciclo vincente. Chissà che non possa essere di buon auspicio. Ovviamente il Bologna è avversario diverso da quel Bologna, stavolta, in finale, Parma non è favorito. Ma ci sono altre statistiche a confortarci: Parma ha sempre vinto lo scudetto quando ci è arrivato vincendo la “bella” in semifinale. E’ successo nel 1991 e poi nel 1994, quando ha superato in semifinale proprio il Bologna a Gara-7 e poi trionfato in cinque partite contro il Nettuno. Infine la squadra ducale ha sempre festeggiato il tricolore quando in semifinale ha eliminato il Rimini: nel 1991 e poi nel 2010, quando nel round-robin di semifinale Parma e Bologna eliminarono proprio gli adriatici e il San Marino. Ultima curiosità? Parma ha sempre vinto lo scudetto quando la serie finale è giunta alla bella: Nel 1987 a Nettuno e nel 2010 contro Bologna.

























