Si era messo subito in salita il torneo del Parmaclima, sconfitto sul campo e lapidato sui social dopo la prima sconfitta nel girone contro i tedeschi del Bonn Capitals all’esordio nella manifestazione. Poi ci si è messa la pioggia, che ha costretto al rinvio dell’incontro della seconda giornata contro i padroni di casa dell’Ostrava Arrows, costringendo così i “nostri” ad un superlavoro nella giornata di giovedì: due partite consecutive, diciotto riprese, sette ore e mezzo in campo. Ma né i “cechi” di Ostrava, né gli olandesi di Amsterdam, scesi in campo convinti di mangiarsi il Parma e con qualche big tenuto a riposo, sono riusciti ad arginare la rabbia, la voglia di vincere, il carattere di una squadra ferita, ma razionale, in grado di costruire inning dopo inning due vittorie fondamentali. Nella giornata di venerdì, l’autentico capolavoro, la vittoria che probabilmente ha deciso la Coppa: il successo in semifinale contro il Bologna per 6-4, grazie ai fuoricampo di Sambucci e Astorri e alle prove impeccabili, o quasi dei lanciatori Vivas, Rivera e Campos. Infine l’apoteosi nella finale contro i tedeschi, con tanto di brivido iniziale, ma poi ci ha pensato Rodriguez a rimettere le cose a posto. Da li in poi la gara si è fatta in discesa e il fuoricampo di Sambucci e i doppi di Astorri e dello stesso Sambucci hanno fatto il resto.

Il successo europeo non è però stato solo il frutto di imprese individuali, ma è ben testimoniato anche dalle statistiche di tutta la squadra. A cominciare dal box di battuta, dove non sono state solo le misure del campo a favorire la realizzazione di ben dieci fuoricampo (3 di un mostruoso Sambucci, 3 di Rodriguez, 2 di Astorri, uno a testa per Paolini e Gonzalez), ma la concentrazione, la determinazione e l’intelligenza di tutta la squadra hanno portato ad ottenere numeri ragguardevoli nella media battuta di quasi tutti i giocatori a disposizione. Innanzitutto la media di squadra di 301, superiore alla media. Poi i singoli, guidati dall’impressionante Paolini, tornato sui livelli di un tempo, con uno strepitoso .455, poi il sorprendente .421 di Desimoni, arrivato a Ostrava come riserva (radio spogliatoio ce lo aveva dato fuori dalla formazione titolare delle prime partite, come spesso era successo in campionato e infatti in sede di presentazione della gara d’esordio non lo avevamo inserito nella formazione, ma avevamo “indovinato” il lanciatore partente, nonostante il comunicato stampa, forse per pretattica, avesse annunciato Aldegheri dal primo inning), poi rivelatosi insostituibile in più occasioni, anche in difesa, dove in un’occasione è stato anche dirottato al centro, come ai vecchi tempi.

Dopo di lui la sorpresa più lieta della manifestazione, Cesare Astorri, ormai completamente  a proprio agio, anche nel ruolo di prima base (quanta fatica per lo staff, convincere il tecnico…) e autore nel box di un ragguardevole .368. Poi Sambucci, a .333, del quale abbiamo parlato a parte, davanti all’eroico Giulio Monello, a 298: si è dovuto sobbarcare tutte le partite dietro il piatto, addirittura due consecutive, si è rotto un dito contro il Bologna, ma è rimasto, stoico, a ricevere i lanci dei lanciatori e ha pure colpito una valida decisiva. E pensare che qualche anno fa a Parma era stato bocciato, perché si diceva che non era all’altezza: mah! Un capitolo a parte merita il giovane Tommy Battioni: nonostante le prestazioni offerte in campionato, nel primo incontro è stato escluso dai nove titolari, a vantaggio di Juacquin (in realtà era stato inserito in formazione come esterno con l’esclusione di Desimoni, ma poi il tecnico ha cambiato idea…). Nel corso della partita è subentrato all’antillano, fino a quel momento a 0 su 2 e ha subito battuto valido. Le famose sliding-doors: li è “girata” la sua Coppa e forse quella di tutta la squadra. Da quel momento Poma lo ha sempre schierato interbase, il suo vero ruolo, quello per il quale era stato ingaggiato e i risultati si sono visti. Un più che onorevole .278 in battuta e ottime prestazioni in difesa, condite da alcune spettacolari giocate.”Solo”.238 per il cubano Gonzalez e per “Leo” Rodriguez. Ma sono medie impreziosite da battute determinanti, come i tre fuoricampo del terza base, quello dell’italo-cubano, che ha anche colpito due doppi. Fondamentali.

Peccato solo per capitan Poma: il ragazzo è in evidente “slump” (solo .067) e come tutti i campioni che si trovano in questa situazione, ne soffre e fa fatica ad uscirne. Ci riuscirà molto presto. Intelligentemente, si è messo a disposizione, da vero uomo-squadra, con la consueta professionalità che lo contraddistingue. Ha accettato di buon grado l’ottava posizione nel line-up, in un caso anche la panchina e ha dato comunque un grande contributo ai compagni. Fondamentale in difesa in un paio di situazioni, in particolare con quell’out decisivo a casa base in semifinale.

Infine i lanciatori. Una vittoria a testa per Aldegheri e Rivera, due per Rondon. Tre salvezze per Campos, il vero fuoriclasse della squadra, lo diciamo da inizio stagione, da tempo impiegato nel suo vero ruolo, quello di closer. E i risultati si vedono: 8 strike-out, 5 valide, 3 basi su ball, 2 punti guadagnati, in 6.2 riprese lanciate, con una media di 2,70. Il migliore nella media ERA è risultato Rivera (2,08), strepitoso nella sfida di semifinale contro Bologna, ormai uno dei leader della squadra. 15 strike-out per Vivas, 12 per Rondon, apparso trasformato rispetto all’uscita contro Bologna. Nessuna ripresa, purtroppo, per il giovane Acerbi. Nella rotazione studiata, avrebbe dovuto lanciare contro Ostrava, ma la sconfitta nella gara d’esordio ha scombussolato i piani e alla fine non ha avuto spazio. Ci saranno altre occasioni.

Nel complesso, sui lanciatori, va fatta una considerazione importante: tutti hanno dato massima disponibilità e qualcuno si è sacrificato sull’altare del gruppo, cosa che non sempre era successo con squadre del passato. E questo si è rivelato determinante. Nel 2018 e 2019 Parma aveva un lanciatore fenomenale, Casanova, ma lanciava quando voleva lui (o quando da Cuba era autorizzato a farlo, dicevano i maligni..). Se al suo posto ci fossero stati i Vivas o i Rondon, sicuramente meno talentuosi, ma più disponibili e con tempi di recupero più brevi, diciamo così, forse uno scudetto e una Coppa europea avrebbero avuto un altro finale. Con i se e i ma non si vincono i campionati, però…..

Infine, d’obbligo, qualche parola per manager e staff tecnico. Essere un ottimo tecnico, forse il migliore in Italia ( e ci sarebbero centinaia di dimostrazioni), non significa automaticamente essere anche un ottimo manager, o quanto meno, un manager vincente. Però lo si può diventare. Abbiamo criticato, più o meno direttamente, Gianguido Poma diverse volte in passato. Stavolta si merita invece un grandissimo complimento. Non perché ha vinto, sarebbe troppo facile. Avrebbe anche potuto perdere, perché poi alla fine in campo ci vanno i giocatori e le scelte, anche le migliori, non sempre poi risultano vincenti, ma non sarebbe cambiato il giudizio Il suo merito è stato quello di non fissarsi a tutti i costi su posizioni che non stavano portando risultati e che, in questo momento, non erano logiche. Essendo una persona intelligente, ha ragionato sulle diverse possibilità, ascoltando anche chi gli stava attorno, come è giusto che avvenga in uno staff coeso e competente come quello del Parmaclima e alla fine ha preso le decisioni che reputava migliori, ottenendo i meritati risultati. La sua commozione al termine della sfida di semifinale è li a testimoniare quanto sia stressante e al tempo stesso emozionante avere un certo tipo di responsabilità. Al suo staff il grande merito di averlo supportato, in modo corretto, senza invadere il suo campo e sostenendolo sia nella vittoria che nella sconfitta. Le squadre vincono con lo spirito di gruppo: è così anche per gli staff.

Per chiudere i complimenti anche all’allegra brigata dell’ufficio comunicazione che, in un periodo nel quale il baseball non gode certo di popolarità tra i media, hanno avuto la simpatia e la creatività per creare contenuti divertenti e dare la giusta copertura ad un evento importante, coinvolgendo nel loro progetto tutto il gruppo, inteso come un tutt’uno tra squadra, tecnici e dirigenti. E’ sempre stata l’idea anche in anni passati, ma ora c’è una società che la supporta e la condivide, con sostegno e mezzi…

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