Gianguido Poma non è più l’allenatore del Parmaclima. Lo ha comunicato lo stesso tecnico ai suoi giocatori e collaboratori nella giornata di domenica, ringraziandoli per questi cinque anni passati insieme, affinchè lo sapessero prima da lui che da chiunque altro.

La decisione è stata presa dalla società e comunicata al manager nei giorni scorsi, in seguito ad attente valutazioni sulla squadra e sul rapporto con lo stesso tecnico.

Sinceramente dispiace, Gianguido Pomas è una brava persona, educata, tranquilla, corretta. Dopo cinque stagioni, però la società sentiva la necessità di cambiare “manico” ad una squadra che da un po’ di tempo non nascondeva i suoi mugugni.. Ovviamente i risultati erano dalla sua parte: due qualificazioni alla serie finale per lo scudetto, una delle quali persa solo al dodicesimo inning di “Gara-7”, un’altra finale sfuggita di un soffio, agli extra-innings della gara decisiva di semifinale e, soprattutto, due titoli europei. Poma è un ottimo tecnico, conosce, sa insegnare e sa insegnare ad insegnare in modo maniacale i fondamentali, il gesto tecnico del quale era un perfetto esecutore quando vestiva i panni di giocatore. Il suo lavoro con i giovani ha rappresentato la base per la costruzione della squadra di questi ultimi anni. Parma deve molto al suo instancabile lavoro. Anche la nazionale, per le stagioni passate tra la guida della selezione Juniores e gli stage al vecchio centro federale di Tirrenia.

Per essere anche un manager vincente, però, servono, assieme a quelle tecniche, anche doti caratteriali che non tutti hanno, quell’istinto innato che ti fa prendere sempre, maledettamente la decisione giusta nei tempi giusti, quella spiccata capacità di districarsi dalle situazioni più spinose nei momenti di maggior pressione. Quella non si acquisisce con gli anni, con l’esperienza: o la si ha, oppure si continuerà ad essere un ottimo tecnico, che potrà anche vincere, ma non si diventerà mai un manager vincente. Queste non sono critiche, tutt’altro: i risultati raggiunti in cinque anni meritano solo applausi. Una persona per rendere il meglio deve però essere messa nelle condizioni di farlo, non sempre, Gianguido Poma ha avuto l’appoggio che avrebbe meritato. Resterà, se accetterà la proposta dei dirigenti del Parmaclima, in un’altra veste, a capo di un progetto, ancora, dedicato ai giovani, probabilmente alla guida della seconda squadra che nascerà. Ma di questo ci sarà occasione di parlare.

Ora si apre la partita per la successione, per la quale, al momento, possiamo fare solo supposizioni: potrebbe essere Marcello Saccardi, ma pare che qualche giocatore non vedrebbe di buon occhio la soluzione, potrebbe essere un allenatore in arrivo da oltre-oceano, potrebbe essere, ma la strada è difficilmente percorribile, Orlando Munoz, nome che metterebbe d’accordo tutti. In ogni caso la società attende risposte importanti verso la metà di novembre. Per quella data sarà però importante aver ben chiaro in testa cosa si vuole fare: tentare nuovamente l’assalto al titolo, o ricostruire, partendo dai giovani, per tornare al vertice nel giro di tre-quattro anni? Noi non avremmo dubbi nel scegliere la seconda strada, più adatta ad una realtà e ad un budget come quelli del Parma.

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