Prove di “normalità” quest’oggi dopo i risultati bizzarri di ieri. Questa terza giornata ci ha regalato una gran messe di punti (ben 65 punti ed oltre 90 valide nelle 4 partite) dovuti anche dal fatto che i vari manager hanno cominciato ad attingere anche tra le seconde e terze scelte dei loro pitching staff. E’ arrivato con due partite di ritardo la potenza del lineup di Cuba, così come è arrivata la quasi sicura condanna della Corea che dopo averne presi 8 dall’Australia ne ha presi 13 anche contro i padroni di casa del Giappone. Ma soprattutto quest’oggi voglio celebrare l’arrivo della prima vittoria in assoluto al Classic della squadra underdog per eccellenza, della Cenerentola, della squadra e della storia più bella di questo torneo.

La Repubblica Ceca straripante di dilettanti, pompieri, insegnanti e medici di professione ha dimostrato quest’oggi di essere andata in Giappone non di certo per fare da semplice sparring partner o per fare turismo ma per divertirsi, lottare e continuare a stupire. Di certo gli avversari non erano di prim’ordine ma la Cina è comunque composta da giocatori molto più abituati ad affrontare partite e tornei di questo livello. Celebriamo Daniel Padysak, lanciatore classe 2000 degli Eagles Praga protagonista del campionato NCAA nella Big South Conference, protagonista di 4 innings perfetti. Celebriamo il primo fuoricampo assoluto della storia ceca in questa manifestazione, giunto al terzo inning grazie a Matej Mensik, esterno del Technika Brno (da non confondersi con la plurititolata Draci Brno, squadra avversaria del Parma Clima nell’ultima Champions Cup). Celebriamo la caparbietà dei cechi che, dopo essersi fatti rimontare dal 4-1 al 4-5 nella settima ripresa a causa dell’emozione patita dal giovane Michal Kovala sul monte, hanno risposto con un big inning proprio al nono con i doppi dello stesso Mensik ed il fuoricampo chilometrico a sinistra di Martin Muzik, poderoso prima base del Sokol Hluboka. Con la Cina già eliminata ora i cechi dovranno affrontare sfide improbe contro Corea, Giappone ed Australia ma il loro marchio e probabilmente la qualificazione al prossimo Classic 2027 l’hanno già ottenuta.

Per Cuba invece sembrava un’altra gara fotocopia delle prime due; attacco latitante, difesa imprecisa e monte di lancio ballerino avevano permesso ad una efficace e cinica Panama di restare davanti fino sesto inning grazie anche al fuoricampo del “vecchietto” Tejada su un negativo Bolanos. A questo punto però è uscito non solo l’orgoglio cubano ma anche (oserei dire finalmente) tutta la classe di Yoan Moncada che ha preso per mano e guidato l’attacco cubano che è stato in grado di segnare 11 punti in poco più di 2 riprese. Questo risultato, insieme alla sconfitta dei nostri azzurri quest’oggi, rimette non solo in gioco Cuba ma rimescola clamorosamente le carte in tavola nel pool A con praticamente tutte le squadre ancora in corsa per il secondo posto.

Prosegue invece spedita la marcia del Giappone che riesce a sopperire senza grossi patemi delle zero valide battute in due partite da Munetaka Murakami. Yu Darvish e Kwang Hyun Kim, partenti di giornata, si sono presto fatti colpire dalle mazze avversarie, con i coreani ospiti che portandosi avanti 3-0 grazie al fuoricampo di Euiji Yang facevano presagire a tutt’altra gara. Il monte coreano però è letteralmente crollato sotto i colpi di Ohtani & co. con Kensuke Kondoh protagonista ed mvp di giornata con un doppio ma soprattutto con il fuoricampo nel quinto inning che ha dato il via alla fuga decisiva dei padroni di casa. 13-4 il punteggio finale con una clamorosa chiusura anticipata per manifesta sfiorata al settimo inning. Se il Giappone vede la qualificazione ai quarti di finale, la Corea vede oramai più che concreta una stupefacente quanto cocente eliminazione dal torneo.

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