Oggi è stata una di quelle giornate che tutti i “malati” del gioco non hanno potuto fare altro che apprezzare.  Praticamente è andata in scena una 24 ore non stop di World Baseball Classic dall’alba (infausta per i nostri colori) fino al momento in cui stiamo scrivendo, con Colombia-Messico ancora in pieno svolgimento. Proviamo allora a fare un po’ d’ordine e capire cos’è successo in questo favoloso baseball-day.

Partiamo proprio da girone degli azzurri ma non per parlare di Piazza & Co. (su questo troverete ampio spazio ed analisi negli altri articoli del sito) ma per parlare della partita che ha generato caos ed ansia nelle teste e nelle calcolatrici di tutti quanti; Paesi Bassi – Taipei poteva difatti rappresentare la consacrazione definitiva e la qualificazione degli orange al turno successivo ma… così decisamente non è stato. Lars Huijer ha confermato le pessime impressioni avute nelle amichevoli pre-classic ed anche quest’oggi è apparso molto litigioso con la zona dello strike, decisamente un altro giocatore rispetto al pitcher dominante visto nel 2022. I padroni di casa di Taipei, sempre spinti da un pubblico favoloso, non si sono lasciati pregare e con il grande slam di Yu Chang al secondo inning hanno indirizzato la gara dalla loro parte. A poco è valso il tentativo di rimonta finale degli olandesi con gli RBI Profar, Balentien ed il fuoricampo di Ray-Patrick Didder. Il 9-5 finale ha come risultato un rimescolamento clamoroso della classifica della pool A, con Paesi Bassi e Taipei con 2 vittorie a testa insieme a Panama (che però ha finito le sue gare in calendario) e con Italia e Cuba ferme a quota 1 successo. A questo punto quindi un clamoroso arrivo a parimerito di tutte e 5 le contendenti con 2 vittorie e 2 sconfitte è da considerarsi tutt’altro che impossibile! Una cosa è pressoché certa: per stabilire la classifica finale, le due qualificate e l’ultima in classifica sarà necessario ricorrere al calcolo del famigerato TBQ, il corrispondente della più calcistica differenza reti. Come funziona? Semplice, dovete da una parte ottenere il quoziente positivo dividendo il numero dei punti fatti per gli inning giocati in attacco; questo numero lo dovete poi sottrarre al quoziente negativo, che si ottiene dividendo i punti subìti per il numero di inning giocati in difesa. Facile, no?

Cambiando girone e spostandoci a Tokyo, quest’oggi c’è stato il definitivo addio al torneo della Cina, compagine apparsa ancora più debole di quello che già diceva la carta. D’altra parte è invece arrivata invece la consacrazione dell’Australia come sorpresa di questa prima parte di torneo. I canguri si sono sbarazzati difatti piuttosto agevolmente dei cinesi, confermando così quanto di buono fatto vedere all’esordio stupendo il mondo battendo la ben più quotata Corea. Si è trattato anche della prima vittoria per manifesta di tutta la competizione con il 12-2 maturato nella settima ripresa. Ancora protagonista Glendinning con un lunghissimo fuoricampo al centro, ma è difficile non citare anche le eccellenti prestazioni di Whitefield (2 su 2, una rubata) e di Darryl George, terza base dei Melbourne Aces così come quella di Kyle Glogoski sul monte, dove il giovane prospetto dei Phillies ha mostrato buona efficacia lasciando al piatto 5 battitori avversari. Per la Cina invece nottefonda, con ogni singolo reparto apparso inadeguato per competere a questi livelli.

Nessuna sorpresa nell’altra gara del girone con i padroni di casa del Giappone che si sono sbarazzati agevolmente della Repubblica Ceca per 10-2. Doveva essere il giorno di Roki Sasaki e così è stato; il giovane fenomeno giapponese è partito un po’ contratto ma poi ha mostrato una serie impressionante di lanci (fastball oltre le 100 miglia, splitter mortifere che “morivano” letteralmente sul piatto) confermando tutto quello che di buono si dice su di lui. Molto buona è stata anche la prestazione di Hiroya Miyagi che negli Orix Buffaloes fa il partente ma che oggi ha lanciato benissimo da rilievo ottenendo un combinato di ben 15 strikeouts con il giovane Sasaki. Ancora molto bene al piatto Kondoh con altri due doppi battuti ed il “solito” Ohtani, talmente forte da non fare oramai più notizia. La vera buona notizia per i nipponici è la prima valida battuta da Munetaka Murakami, soprattutto per il prosieguo del torneo. La Repubblica Ceca poteva fare davvero poco di più contro questo Giappone ed aver evitato la sconfitta per manifesta è già un buon risultato. Il Giappone raggiunge quindi la seconda fase con una giornata di anticipo, mentre la Corea è appesa ad un filo che si chiama matematica; solo ottenendo cioè due ampie vittorie contro Repubblica Ceca e Cina può sperare di passare il turno, a patto che l’Australia perda malamente contro giapponesi e cechi…  ma nemmeno questo potrebbe bastare perché sarebbero proprio i cechi a tornare in lizza per un clamoroso secondo posto.

In giornata a Miami è cominciato (finalmente) anche il pool D con Portorico che ha archiviato in fretta la “pratica” Nicaragua. C’è stata comunque partita fino al quinto inning, almeno fino a quando Carlos Rodriguez, giovanissimo prospetto dei Milwaukee Brewers, ha retto sul monte e le stelle MLB puertorriquenos hanno preso il sopravvento; Lindor, Maldonado ma soprattutto i doppi del “mago” Baez e di Christian Vazquez hanno schiantato le speranze dei giovani nicaraguensi, nelle quali fila segnaliamo la buona prestazione di Elian Miranda, prospetto degli Arizona Diamondbacks

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