Primo giorno di gare senza la pool A degli azzurri, primo giorno dopo la storica e pazzesca vittoria dei nostri contro i Paesi Bassi, con l’esultanza di Joe Lasorsa che riparte in loop nel nostro cervello ogni 5 minuti, con gli occhi lucidi di Mike Piazza ancora davanti ai nostri occhi. Ma il Classic va avanti ed anche se conosciamo già l’avversaria del nostro quarto di finale (il Giappone di Shohei Ohtani), ci sono un sacco di altre “sentenze” ancora da emettere ed altre ancora da raccontare.
Partiamo proprio dalla pool B di Tokyo, dove si attendeva di sapere chi avrebbe accompagnato il Giappone ai quarti di finale. Ed Australia-Repubblica Ceca era lo scontro che avrebbe potuto regalare questo nome o fare rientrare in gioco la Corea. Alla fine il “derby dei pompieri” (entrambi i capitani delle due formazioni Tim Kennelly e Martin Schneider fanno questo di mestiere) è andato agli australiani che vincendo 8-3 hanno ottenuto un clamoroso pass per i quarti di finale. La sfida è stata equilibrata sino alla fine, con Eric Sogard che era riuscito a riequilibrare il fuoricampo chilometrico di Alex Hall al primo inning proprio su Martin Schneider. Negli inning finali però Logan Wade e di nuovo l’mvp Alex Hall hanno affondato l’allungo decisivo, con i cechi che non hanno trovato buone prestazioni dai propri rilievi. Questa vittoria ha reso inutile il 22-2 ottenuto di pura rabbia dalla Corea contro una davvero scarsa Cina. I 22 punti sono frutto di 2 grandi slam di Ha-Seong Kim e di Kunwoo Park, aiutati da un monte di lancio cinese troppo brutto per essere vero (20 valide e 10 basi su ball concesse). Tutti i battitori del lineup coreano hanno messo a segno almeno una valida e completato almeno un giro delle basi… Con queste premesse, la mercy rule al quinto inning ha solo salvato la Cina da un’umiliazione ancora peggiore, anche se l’umiliazione più grande è comunque quella subìta dalla Corea che ritorna a casa eliminata in un girone tutt’altro che complicato.
Passando al gruppo degli Stati Uniti, ha fatto parecchio rumore la sconfitta proprio della squadra di Trout con un 11-5 pesante anzi pesantissimo. Il Messico ha messo in campo tutta la rabbia per l’inopinata sconfitta all’esordio con la Colombia, sapendo che un’ulteriore sconfitta avrebbe sancito la fine anticipata del loro torneo. Dall’altra parte, si sapeva che il monte di lancio non era forse il reparto migliore degli Stati Uniti, ma nessuno avrebbe mai potuto immaginare un tracollo simile che ben si riflette nelle 15 valide con 2 fuoricampo e 2 doppi per la squadra messicana. Joey Meneses (2 fuoricampo), prima base dei Nationals e Randy Arozarena (2 doppi) hanno messo a nudo tutti i difetti di una squadra che ora dovrà cercare di ritrovare presto sé stessa se vuole provare a difendere il titolo del 2017. DeRosa, manager degli USA, predica calma ma la strada è decisamente in salita. Nell’altra partita grandi fuochi d’artificio tra Canada e Gran Bretagna con un 18-8 finale al settimo inning che rende bene l’idea di quanto accaduto in campo. Di certo non è stata una gara dai contenuti tecnici esaltanti ma che quantomeno non ha fatto annoiare gli spettatori, con un punteggio che già alla fine del quarto inning diceva 16-8 per i canadesi! Con i rispettivi monti di lancio assenti ingiustificati, al piatto vanno registrati i due 4 su 4 di Jacob Robson, prospetto dei Tigers e di Tyler O’Neill, esterno dei Cardinals. Due battute valide anche per la stella della squadra Freddie Freeman. Questo risultato roboante e soprattutto l’inconsistenza mostrata dagli inglesi solleva altri dubbi sull’effettiva forza degli Stati Uniti che il giorno prima hanno sì battuto la Gran Bretagna ma facendo decisamente più fatica.
Nella pool D prosegue invece il fantastico inizio del Venezuela che si è sbarazzato di Portorico con un 9-6 che poteva essere molto più ampio; nei primi due inning difatti gli homer di Anthony Santander (caldissimo in questo inizio di torneo) e di Salvador Perez avevano portato il punteggio sul 7-0, con un irriconoscibile José Berrios che sul monte ci stava capendo davvero poco. A quel punto José Altuve e compagni hanno cominciato a gestire… forse un po’ troppo visto che la pessima prestazione da rilievo di Andres Machado e le valide di Enrique Hernandez ed Emmanuel Rivera avevano riportato sotto Portorico fino a raggiungere addirittura il -3 all’ottavo dopo il doppio di MJ Melendez. L’ingresso di Silvino Bracho sul monte per Venezuela ha però avuto l’effetto di silenziare le mazze portoricane e di chiudere l’incontro senza altri danni. Altra sentenza di giornata è l’eliminazione del Nicaragua, sconfitta per la terza volta in tre incontri questa volta per opera della Repubblica Dominicana. Il 6-1 finale è frutto di una gara senza grandi scossoni, con un vantaggio costruito piano piano ed in modo costante dalla pesantezza dei colpi del lineup dominicano e di una difesa nicaraguense tutt’altro che irreprensibile. I lunghi fuoricampo di Juan Soto e Manny Machado, i doppi di Rafael Devers e dello stesso Machado ed un solidissimo monte guidato da Cristian Javier hanno piano piano eroso le speranze e le volontà avversarie. Nicaragua torna a casa ma con il sorriso di uno dei suoi pitcher, il 21enne Duque Hebbert, che dopo aver messo K tre pezzi da 90 come Juan Soto, Julio Rodriguez e Rafael Devers è stato firmato dai Detroit Tigers. Poteri del World Baseball Classic!


























