Sono gli Stati Uniti di coach DeRosa la prima squadra finalista del World Baseball Classic 2023. Fin troppo facile la vittoria arrivata questa notte contro una compagine cubana apparsa stanca, inconsistente ed appagata di un risultato che ad inizio torneo forse in pochi avevano pronosticato.

Eppure Cuba aveva avuto un’occasione più che ghiotta per poter scappare e mettere pressione agli statunitensi subito al primo inning, riempiendo le basi senza alcun eliminato grazie a tre valide interne consecutive, situazione aggravata dalla susseguente base su ball concessa da Adam Wainwright ad Alfredo Despaigne che aveva mosso il punteggio mantenendo inalterata la situazione sulle basi. Ma i pessimi turni di battuta di Arruebarrena, Ibanez e Martinez hanno avuto l’incredibile risultato di non produrre alcun punto. Trout & co. ne sono usciti rinvigoriti e caricati e dal quel momento in avanti non c’è più stata letteralmente partita, con l’attacco a stelle e strisce che ha prodotto punti in ogni inning demolendo letteralmente tutti e 7 i lanciatori cubani con ben 8 extra base hits (3 doppi, un triplo di Arenado e gli homer del caldissimo Trea Turner (2 in serata), di Goldschmidt e di Mullins). Cuba ha provato a reagire in qualche modo, riuscendo ad arrivare anche spesso in base ma senza riuscire mai a concretizzare. Il 14-2 finale rispecchia chiaramente quanto successo in campo e spiega soprattutto la differenza di fame e di voglia messa in diamante.

Per una partita a senso unico e dall’esito mai messo in discussione non possiamo però non parlare dei due meravigliosi quarti di finale giocati nel weekend che hanno preceduto questa prima semifinale. Partiamo proprio dal match che ha permesso agli Stati Uniti di proseguire la sua marcia nel torneo. Sulla strada di Capitan Trout si era posto lo “spauracchio” Venezuela che aveva appena dominato il proprio girone vincendo ed eliminando i fortissimi dominicani. Dopo un inizio shock, con Martin Perez durato un solo out dopo aver preso 3 punti (più per merito del lineup USA che per demerito suo, questo va detto) e con la partita che sembrava essersi messa verso un binario ben definito, Venezuela si era rimessa subito in carreggiata con un bellissimo fuoricampo a destra di Luis Arraez che aveva riportato in scia i suoi. Al quinto poi il “fattore Bard” sembrava aver girato irrimediabilmente l’inerzia del match, con il pitcher statunitense protagonista di una prestazione che definire allucinante è un puro eufemismo. Nei quattro turni di battuta giocati ha ottenuto nell’ordine: base su ball a Torres, singolo di Gimenez, lancio pazzo con avanzamento corridori, colpito Altuve (rompendogli il dito indice), lancio pazzo e base su ball a Santander. Ma quel che non si può descrivere a parole è quanto i ball fossero lontani dalla zona dello strike e quanto bravo sia stato Realmuto a trasformarsi in vero e proprio portiere per “parare” tutti questi lanci storti e fuori misura. Venezuela è passata all’incasso, tramutando questo “scempio” in 4 punti che le avevano permesso di portarsi in vantaggio di un punto… che poi sono diventati due un paio di inning più tardi grazie al secondo pepitone di giornata di Luis Arraez. Questa splendida partita ha ricambiato completamente faccia però durante il penultimo attacco stars and stripes; Quijada ha riempito le basi concedendo 4 ball a Tim Anderson, un singolo a Pete Alonso e colpendo Realmuto, convincendo il manager Omar Lopez ad effettuare un cambio togliendo il mancino degli Angels inserendo il destrorso Silvino Bracho. Sul conto di 0 ball e 2 strike però un cambio rimasto troppo in mezzo al piatto ha trasformato Trea Turner nell’eroe di giornata grazie ad un incredibile grande slam che ha nuovamente stravolto la gara nel delirio generale di un Marlins Park equalmente diviso tra tifosi di casa e sudamericani. Questa mazzata ha stroncato le velleità venezuelane, che hanno provato a costruire qualcosa ma con Devin Williams prima e Ryan Pressly dopo che hanno chiuso sul 9-7 una partita fantastica, dai contenuti tecnici in buona parte discutibili ma di un’intensità ed epicità unici.

L’altro quarto di finale non è stato senz’altro da meno. Messico e Portorico, che si giocavano l’accesso alla semifinale contro il Giappone di “sua maestà” Shohei Ohtani, hanno dato vita ad un’altra di quelle partite da ricordare per bellezza ed intensità. Anche in questa partita il primo attacco sembrava aver indirizzato in maniera prepotente la partita, con Portorico partito clamorosamente carico con due fuoricampo back-to-back del “mago” Javi Baez e di Eddie Rosario. Qui la bravura (e la fortuna) di Benji Gil gli ha suggerito di non cambiare Julio Urias sul monte ma di continuare a dargli fiducia, ripagato dall’asso dei Dodgers con altri 3 innings perfetti che sono serviti a ridare da una parte coraggio ai compagni e dall’altra a cominciare una lenta ma inesorabile rimonta. Al solo homer di Isaac Paredes al secondo è seguito il singolo di Verdugo al quinto che ha portato a casa Alek Thomas per il -2. Ma la vera e propria svolta è arrivata al settimo; Alexis Diaz si è dimostrato decisamente meno efficace del fratello Edwin crollando mentalmente dopo il leadoff double di Austin Barnes, regalando due passeggiate gratuite ad Arozarena ed Alex Verdugo. Il cambio immediato sul monte sembrava aver dato buon esito con Jorge Lopez che è riuscito ad eliminare sia Joey Meneses che Rowdy Tellez. Con basi piene e due out però Isaac Paredes e Luis Urias hanno vestito i panni degli eroi di serata pulendo le basi con due singoli, completando in un botto solo rimonta e sorpasso con il meraviglioso pubblico sugli spalti letteralmente impazzito. Portorico ha rimesso l’uomo del pareggio in zona punto all’ultimo attacco ma Giovanny Gallegos ha eliminato al piatto Kike Hernandez con un bellissimo slider, scatenando l’incontenibile esultanza dei proprio compagni di squadra e regalando al Messico la prima semifinale della storia in questa manifestazione.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome