Era appena rientrato a Parma dal pre-raduno di Scottsdale in Arizona e si era già messo d’accordo con il manager del Parmaclima Marcello Saccardi per effettuare una sessione di bull-pen il giorno successivo. Matteo Bocchi era già contento di aver fatto parte del camp con alcuni dei professionisti che avrebbero partecipato al World Baseball Classic. Inaspettata è arrivata una telefonata: dall’altro capo c’era Gianmarco Faraone, che gli comunicava che lo staff tecnico azzurro aveva richiesto una sostituzione e che lui avrebbe dovuto ripartire all’indomani per Taiwan. C’era da aspettare l’approvazione della MLB, ma la valigia era già pronta, forse nemmeno disfatta dall’arrivo in Italia. Dopo poche ore era a Malpensa, dove alle 18,00 è decollato, destinazione Taiwan.
Era un sogno che si avverava, ma ancora non sapeva che non era che l’inizio di qualcosa di straordinario.
L’Italia batte Cuba all’esordio e in Italia, come a Taichung, esplode l’entusiasmo. Poi arriva la rocambolesca sconfitta contro i padroni di casa nella bolgia dell’Intercontinental Stadium, mentre lui era a fremere all’interno del bull-pen. L’Italia si gioca una buona fetta del passaggio del turno poche ore dopo, in un mezzogiorno di fuoco, contro Panama. Al secondo inning un fuoricampo porta in vantaggio i panamensi, ma soprattutto l’Italia non c’è nel box di battuta. Una lunga teoria di eliminazioni e di occasioni sprecate. Al settimo, addirittura, Panama allunga sul 2-0. Al cambio campo, alla tv, mamma e papà e con loro tutta l’Italia, sgranano gli occhi: Matteo è sul monte di lancio, pronto a sfidare i battitori panamensi. Non tradisce l’emozione e su quattro uomini ne elimina tre, di cui due per strike-out. Di potenza. Poi, senza fare una piega, rientra nel dug-out, si prende gli “High-five” di campioni strapagati della Major League e si siede, buono buono sulla panchina. L’Italia perderà comunque quella partita, poi troverà la qualificazione con la strepitosa vittoria sull’Olanda il giorno successivo, ma quei minuti resteranno per sempre scolpiti nella storia della nazionale e del baseball parmigiano. Matteo è diventato il quarto giocatore nato e cresciuto nella nostra provincia a vantare almeno una presenza al World Baseball Classic. Prima di lui gli ultimi tre capitani del Parma: Zileri, Desimoni e Sebastiano Poma. Nessun altro. E anche solo stare li in mezzo, non è niente male.
In questa video-intervista ci ha raccontato le sue emozioni, il rapporto con i giocatori professionisti, il significato del risultato ottenuto dagli azzurri e le prospettive per il movimento.
Infine una dichiarazione d’intenti a pochi giorni dall’inizio del campionato: VOGLIAMO VINCERE TUTTO!
Noi ce/te lo auguriamo, in bocca al lupo!




























