L’immagine di Carlos Rondon, in lacrime, sorretto dalle braccia del manager Marcello Saccardi, che lo accompagna nel dug-out al termine della sfortunata finale, fotografa alla perfezione lo stato d’animo del Parmaclima, squadra, tecnici, dirigenti, tifosi e giornalisti al seguito nel post partita di sabato sera a Bussum. C’è lo sguardo perso nel vuoto di Pablo Guillen, che cammina sconsolato sull’erba nella zona di foul di sinistra, ci sono gli occhi rossi di Cesare Astorri che si fuma la meritata sigaretta, dopo un torneo giocato su livelli strepitosi nel box di battuta e ti guarda come a chiederti “Ma perché?”, ci sono gli sguardi bassi dei componenti dello staff tecnico e l’amarezza di chi non ha la certezza che potrà riprovarci nei prossimi anni.

A spezzare un po’ questa atmosfera di tristezza e strappare un sorriso ci pensa Leonardino Colla, il nipotino di tre anni e mezzo di Stefano Desimoni, nato e residente a Rotterdam da genitori italianissimi, che con la medaglia del secondo posto dello zio al collo, rincorre i giocatori del Parmaclima in giro per l’impianto alla ricerca di un autografo su una pallina. Che terrà a casa come una reliquia e che gli servirà per ricordarsi tutti i giorni che nella città dei nonni, degli zii e della mamma ha qualcosa di cui andare orgoglioso anche lui.

Perché di questa squadra tutta la città dovrebbe essere orgogliosa. Dovrebbe essere orgogliosa di un gruppo di ragazzi, cresciuto nelle varie società della zona, che è arrivato a vincere per due anni consecutivi il titolo europeo e che il terzo anno è arrivato a dodici out dal realizzare una tripletta che non sarebbe stata storica (Parma ha vinto quattro volte consecutive tra il 1980 e 1984 e tre volte tra il 1986 e 1988, mentre Rotterdam addirittura cinque tra il 2000 e 2004), ma avrebbe comunque assunto proporzioni enormi. Deve essere orgogliosa di un Cesare Astorri che ha vissuto da grande protagonista un torneo iniziato con un grande slam e proseguito con una serie di battute fondamentali, di un Matteo Bocchi mastodontico sul monte di lancio in semifinale, di un Riccardo Flisi che, seppur in un momento di difficoltà nel box di battuta, ha sempre saputo ritagliarsi il suo ruolo, di un Tommaso Battioni che di giorno in giorno ha mostrato progressi spaventosi. Dal bunt con due strike al decimo della sfida contro i Pirates, al doppio in semifinale. Senza dimenticare i veterani: Capitan Poma che pian piano sta recuperando la condizione e con grande umiltà si è messo a disposizione della squadra, portando il suo contributo in campo e fuori, Alex Sambucci, che non è parmigiano di nascita, ma, come si definisce lui stesso, di adozione, ha guidato la squadra in difesa con personalità. La stessa personalità che gli ha permesso di ovviare a quello “slump” che lo sta penalizzando in battuta. E Stefano Desimoni, che sembra tornato ai livelli dei suoi anni migliori, disputando un torneo superlativo: partito malissimo, condizionato, contro i mancini da quella terribile pallinata ricevuta in testa nella partita contro il Ronchi in campionato, ha “svoltato” nella sfida contro i Pirates. Nel prepartita erano pronti due line-up, uno senza di lui nel caso Amsterdam avesse schierato il mancino Angela (ex Ciemme), un altro con lui, nel caso di un lanciatore destro. E’ partito un destro e Stefano è entrato nelle azioni dei punti del vantaggio del Parma, quando è salito Angela, il manager Saccardi, contro il parere di tutti, ha deciso di tenerlo in campo: ha avuto ragione, perché il suo bunt al decimo inning, dopo quello di Battioni, è stato fondamentale. Ha battuto a media 368, 7 valide su 19, quarto della squadra, insieme a Mineo, alle spalle di uno strepitoso Luis Gonzales (MB 500!!), Cesare Astorri (450) e Manuel Joseph (438) ed è stato una guida sapiente in campo e un leader anche fuori, quando si è reso necessario.

Ma bisognerebbe essere orgogliosi anche e soprattutto dell’alone di rispetto, ammirazione, simpatia che questa squadra si è trascinata nel corso della trasferta. Raramente in passato mi era capitato di ricevere complimenti dallo staff dell’organizzazione per l’educazione, il rispetto e in generale il modo di comportarsi di una nostra squadra all’estero.

Quando siamo arrivati a Bussum siamo stati accolti con amicizia, il presidente dell’HCAW ha mostrato orgoglioso il “salino” di ceramica che la società del Sala Baganza ha regalato al vecchio presidente Huib Schrijvers scomparso nel 2020, per i 25 anni di amicizia e di partecipazione al noto torneo internazionale. Una signora del posto si è avvicinata ai “supporters” al seguito del Parma, per salutare e far sapere che suo figlio, anni fa ha giocato per le giovanili della Crocetta. Lo stesso Desimoni al suo primo turno nel box è stato accolto da applausi “lo conosciamo da quando era un bambino”, mi hanno spiegato “Ce lo ricordiamo a Sala Baganza e con tutte le nazionali”

Insomma, la nostra squadra, le nostre società e il nostro movimento godono di un rispetto e di un’ammirazione anche in terra olandese, di cui dovremmo fare tesoro.

Per questo, più che la sconfitta, a far male sono state le notizie provenienti da Parma di persone che erano contente del risultato negativo. Messaggi provocatori, quasi sempre durante le partite mentre Parma era in svantaggio, commenti antipatici sui social, tentativi di sminuire il valore die risultati raggiunti. Fa male perché è come se un figlio pugnalasse una madre, come se due fratelli si picchiassero. Guardate che non si appare più intelligenti o più simpatici in questo modo! Non è sempre necessario cercare di distruggere quello che fanno altri o di mettersi al centro dell’attenzione. Ci si chiede perché? E’ invidia? E’ antipatia? E’ ignoranza? Perché se c’è qualcosa che non piace esistono modi diversi. Anche trent’anni fa si criticava la società, si diceva che Casoli voleva solo far giocare suo figlio e quelli di altri dirigenti, che la società maggiore stava rovinando il baseball di Parma, ma tutti andavano allo stadio, piccoli e grandi e facevano il tifo per quello che si chiamava Parma Angels (World Vision, Cariparma e via dicendo…), gioivano per le vittorie, soffrivano per le sconfitte. Tutti.

Allo stesso modo, però si chiede alla società di domandarsi il perché di questo stato di cose. Perché le colpe, se di colpe si tratta, non sono mai da una sola parte.

Magari questa è l’occasione, anche per chi sta al vertice del movimento, di guardarsi allo specchio e magari provare a modificare qualcosa nei propri comportamenti e avvicinarsi un po’ di più a quella base, senza la quale non ha motivo di esistere. Come a dire: facciamo un passo, da entrambe le parti. Perché si deve vincere, ma è molto più bello farlo insieme!

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